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Paese

Dati Generali
Il paese di Talana
Talana è un Comune della nuova provincia di Ogliastra. È situato a 682 metri sul livello del mare, in posizione panoramica,con vista su Capo Bellavista e i monti del Gennargentu. Conta 1100 abitanti. Fa parte della XI Comunità Montana "Ogliastra". Alcuni storici fanno ascendere l'origine del toponimo Talana alla lingua mesopotamica ed il suo significato sarebbe "splendore del cielo". Altri lo fanno risalire all'etrusco Thalana, divinità femminile della giovinezza.
Il territorio di Talana
Altitudine: 0/875 m
Superficie: 117,92 Kmq
Popolazione:1129
Maschi - 546 ; Femmine - 583
Numero di Famiglie: 434
Densità di Abitanti: 9,57 per Kmq
Farmacia: via Principe Umberto, 2 - tel. : 0782 646703
Guardia medica: via Nuoro, 1 - tel. 0782 646698
Carabinieri: via Vittorio Emanuele, 22 - tel. 0782 646622
Polizia municipale: piazza Santa Marta - tel. 0782 646603

FotoGallery



Storia

TALANA, villaggio della Sardegna nella provincia di Lanusei, compreso nel mandamento di Tortolì, sotto il tribunale di prima cognizione di Lanusei.

La sua situazione geografica è nella latitudine 41° 2', e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari di 0° 23' 30".

Siede presso l’estremità meridionale della montagna Balori su la falda orientale, e resta difesa dal ponente e maestrale, esposta però agli altri, che vi spirano liberamente dai rimanenti punti dell’orizzonte.

Nell’inverno la temperatura è mite, e la neve di rado dura tre giorni a sciogliersi. Nell’estate vi è forte il calore, se il vento marino non lo mitighi.

Nel sito, dov’è il paese appena si sente l’umidità e vi si stende la nebbia, e quando ciò avviene egli è per nuvole basse che vengono dal mare e si arrestano sotto il ciglione del monte.

L’aria è senza infezione per corruzioni di acque stagnanti, che in quell’altezza e pendenza non possono essere.

Le vie dell’abitato sono irregolarissime per direzione e ampiezza, e quel che è peggio aspre e difficilissime. Si potrebbe però con l’industria rimediare a quest’ultimo difetto.

Le case sono costrutte di granito e per calcina serve l’argilla. Esse mancano di cortili. Sono tra le medesime e fuori alcuni piccoli orti, dove si coltivano le patate, alcuni legumi e varie specie ortensi.

Territorio. Nella sua lunghezza (linea ponente-levante) un pedone lo può percorrere in ore 9, nella larghezza in ore 4.

I paesi più vicini sono Ursulè, verso tramontana a miglia 3 1/2; Villanova-Strisaili verso ostro-libeccio a

m. 4; Triei verso greco-levante a m. 6 1/2. L’area superficiale si può calcolare in miglia quadrate 40.

Le montagne di Balori, che nella carta della Mar-mora scrivesi Allori, comincia al libeccio del paese a circa un miglio, e procede col suo giogo verso maestro-tramontana per miglia 2 sino alla punta, che dicono Bruncu de Balori, donde deflette a greco-tramontana per miglia 2 1/2 sino a Ursulè.

All’altra parte della valle verso levante, a poco più di miglia 2, corre paralella una catena di colline.

A ponente sono altre due valli per altre due montagne che successivamente si elevano, sebbene non paralelle.

L’ultima di queste forma valle col Gennargento.

Mineralogia. Questo territorio è abbondante di minerali. Trovasi una concrezione quarzosa con rame carbonato, che le dà l’aspetto di malachite, e trovasi pure il piombo solforato argentifero con zinco solforato in una roccia talcosa, onde si crede abbia estratto parte delle sue ricchezze certo Vicario Pisano, di cui si narrano maraviglie.

Il suddetto minerale suol essere accompagnato da una roccia da granati e talcosa.

Questa miniera trovasi nel luogo detto su Cipiri in distanza di un’ora ad ostro del paese, e sul pendio d’una montagna, al cui piè scorre un ruscello, che porta le sue acque al rio di Lozzorai, un po’ sopra di Orcesia. Il filone di galena a piccole faccette, mista all’anfibola ed alla blenda in una matrice talcosa, è incassato nel scisto micaceo, che sembra tagliarne uno più grande di un metro circa d’ampiezza ad angolo retto. Il minerale diede il 19 % in slicco, da cui si estrasse il 75 % in piombo ed once 4 4/5 d’argento per ogni quintale, peso di marco.

Trovasi altro piombo solforato con zinco solforato, ferro ossidato e granati.

Questa miniera si può riconoscere in Orcesia, in distanza di ore 2 a libeccio di Talana.

Il minerale è una galena di piccolissime faccette, mista di blenda e di ossido di ferro in una matrice di granati. Il filone è incassato nello scisto micaceo ed inclina a greco.

La sua ampiezza è di 3 a 4 metri, e potrebbe essere coltivata con tanto maggior vantaggio, in quanto che la sua ricchezza in argento è considerevole. Egli è vero che i campioni non han dato oltre il 3 % in slicco per mezzo della lavatura; ma oltrecchè non si è tenuto conto delle perdite cui si va soggetti in tale operazione, il minerale così lavato ha somministrato lo 74 % in piombo, da cui si sono ricavate once 16 d’argento per quintale, peso di marco.

Il filone pare essere stato messo allo scoperto per mezzo d’un effossione di 4 a 5 metri, fatta sul pendio d’una collina che ha 30 gradi d’inclinazione, come la maggior parte delle pendici orientali di quelle montagne. Siccome però questa ricerca è insufficiente per esaminarlo, fa d’uopo di lavori più vasti e più profondi.

La riduzione del minerale potrebbe operarsi nel sito, ove sono gli avanzi della fonderia stata incominciata nel 1767 per la fusione del ferro ossidulato di Arzana, mettendo in comunicazione questi due luoghi per una strada facile a praticarsi lungo il ruscello che scorre a piè della miniera, e che va in Lozzorai.

Noterò anche una miniera di ferro solforato in roccia quarzosa, nell’indicato luogo di Cipiri.

Anche questa pretendesi essere stata una delle sorgenti delle ricchezze del sunnominato Vicario.

Questo minerale essendo stato sottoposto all’esame, diede appena un lievissimo indizio di argento.

Finalmente indicherò un altro minerale di rame piritoso con pirite magnetica.

Acque. Sono in grandissimo numero le fonti, tutte di gran bontà, come sogliono essere quelle che escono da mezzo alle roccie granitiche, e alcune anche notevoli per copia.

Dentro l’abitato si aprono tre vene per i bisogni della popolazione.

Di quelle che trovansi nel territorio degne di particolar menzione, la fonte dess’azza de mesu, de aritzai, la Tupinaosa, Su scusorju, Gidiles, e Riu dessa funtana.

Nel luogo detto Sa paùle dess’ambisue vi è una paludetta.

Nella valle di Talana scende dalle vicinanze di Ursulè un fiumicello, nel quale si versano i rivoli delle pendici orientali di monte Balori. L’ultimo di questi e più meridionale scende da sotto il ciglione del monte e rade i confini meridionali del paese.

A scirocco-levante del medesimo, il detto rivo si volge in questa medesima direzione, e cresce di molti ruscelli che riceve alla sua sinistra provenienti dalle pendici di Monte Santo, opposte a ostro-libeccio.

Le acque della pendice occidentale del Balori nella metà meridionale procedono in due distinti rivi verso ostro, poi riunite a ponente di Villanova Strisaili vanno ad accrescere il primo rivo del Dosa, discendente da Cornobue.

Il bosco in molte parti è raro, in altre è folto. Gl’incendi e i tagli sgombrarono molti grandi tratti.

Le quercie e roveri si trovano difficilmente, così parimente i soveri. La specie che resta ancora numerosissima è la quercia elce, e se ne vogliono contare solo 80 mila ceppi. Questo numero sembra troppo minore del vero. Tra le specie ghiandifere sono mescolati perastri e olivastri, e i secondi molto più frequenti de’ primi.

Selvaggiume. Nelle parti superiori de’ monti trovansi i mufioni, nelle altre parti i cervi, i cinghiali, le volpi, e le lepri.

Degli uccelli grifagni vedonsi più sovente le aquile e gli sparvieri.

Degli uccelli cercati da’ cacciatori, le pernici, i tordi ecc., è gran quantità.

Popolazione. Nel censimento del 1846 si notarono in Talana anime 387, distribuite in famiglie 99 e in case 80.

Questo totale distribuivasi per sesso secondo le varie età nel modo seguente.

Si indicavano sotto i 5 anni, maschi 24, femmine 23; sotto i 10, mas. 25, fem. 26; sotto i 20, mas. 52, fem. 37; sotto i 30, mas. 40, fem. 30; sotto i 40, mas. 28, fem. 20; sotto i 50, mas. 18, fem. 23; sotto i 60, mas. 8, fem. 7; sotto i 70, mas. 14, fem. 16; sotto gli 80, mas. 1, fem. 1.

Quindi distinguevasi secondo lo stato domestico il totale 210 de’ maschi in scapoli 139, ammogliati 69, vedovi 2; il totale 177 delle femmine, in zitelle 84, maritate 69, vedove 24.

I talanesi sono di temperamento robusto, di fibra forte, e vengono talvolta all’estrema vecchiezza senza aver patito una malattia seria.

Si può dire parimente che la loro natura sia buona nel rispetto morale.

Il loro divertimento è qualche volta nella danza al canto, o nel giuoco delle carte, però senza interesse.

In occasione di maritaggio gli invitati, quando nella sera si partono dal festino, mandano subito il figlio

o il garzone con la strina, che suol consistere in alcuni imbuti di grano, un poco d’orzo, fave, piselli, sale, lino, due o tre piatti bianchi tondi, ed una gallina. E gli sposi in contraccambio rendono un quarto o mezzo quarto di montone e due pani, uno bianco, l’altro di sapa.

Il pranzo in quella occasione consiste in una gran quantità di carne arrostita al forno, pane bianco e pane di sapa, miele dolce e amaro, vino e poi nient’altro.

La poca industria di questi paesani fece che i medesimi, sebbene possedano un immenso territorio, non abbiano in proprietà che pochissime terre. Coltivando poco, doveano però aver poco frutto, ed essere in generale o indigenti, o prossimi alla indigenza. Comparativamente due sole famiglie si possono dire benestanti.

Le professioni comuni sono l’agricoltura o la pastorizia, nelle quali si spartisce per metà la popolazione lavoriera. Per i mestieri più necessari sono pochissime persone che li pratichino.

Le donne si occupano ne’ telai, i quali sono di forma antica e circa 100. Si fabbricano panni comuni e pezze di pelo caprino, per il proprio bisogno e per il commercio.

Agricoltura. Gli uomini applicati alla medesima non sono più di 50.

Si hanno terreni idonei ad ogni maniera di coltivazione, e sono siffatti quelli segnatamente della regione che dicono sa mola de s. Èfisi (la mola di s. Efisio).

Si semina ordinariamente in complesso non più di 40 starelli di frumento, 80 d’orzo, 10 di fave, 4 di legumi.

La cultura delle patate occupa forse più di 30 starelli di terreno.

Il grano rende spesso il 10, l’orzo il 15 e anche il 20, le fave il 5, i legumi altrettanto.

Sono alcuni piccoli orticelli, e la loro area totale si può computare di circa 12 starelli. Si coltivano varie specie, e anche le patate.

Si trova una sola vigna, la superficie della quale si può computare di circa 3 starelli. Essendo la medesima posta in luogo elevato, freddo ed esposto alla tramontana, le uve non possono maturare.

Gli alberi fruttiferi sono di poche specie, castagni, noci, fichi, mandorli, ciriegi, olivi. La più ristretta nel numero degl’individui è l’ultima. In totale non si avranno più di 300 ceppi!!

Lasciandosi a’ porci le bacche degli olivastri, le donne raccolgono le coccole del lentisco, e ne estraggono l’olio. La quantità di quest’olio, che serve per i lumi e il mangiare, non è meno di 300 quartare.

Dal detto si può conoscere la giustezza della imputazione di nessuna industria, e si sarebbe dovuto dire di inerzia e di stupidità, fatta agli abitanti di questo paese. Il suolo è attissimo in molte parti a’ cereali, e nell’amplissimo territorio si potrebbero seminare sei e più mila starelli di frumento, che darebbero gran frutto, e tuttavolta non si semina che la meschina quantità notata. Vi sono siti ottimi per le vigne, quanto possono aversi nelle terre più meridionali di Gairo, e se ne piantò una sola nel luogo più improprio. Vi sono luoghi ottimi anche per giardini, per oliveti, e invano la natura si mostra disposta a tutte produzioni con una particolar benignità, perchè gli abitanti stupidi non sanno servirsi del favore.

Solo nel luogo detto Sa mola sono tre piccoli poderetti chiusi, la cui area complessiva non sopravanza forse li 10 starelli. Il resto è aperto e senza proprietario, perchè vige ancora in tutta l’antica forza la comunanza delle terre.

Pastorizia. I talanesi addetti alla cura del bestiame sono 50 in circa. Solo in quattro luoghi sono erette capanne stabili, le altre sono temporarie e non più di 30.

Si hanno pascoli per tutte le diverse specie di bestiame, e sono a notare tre prati naturali, uno dei quali solamente cinto a muro barbaro (a secco), come dicono.

I capi del bestiame domito sono numerati a buoi 60, cavalli 50, giumenti per la macinazione 20, majali 50.

Si contano poi nel bestiame rude vacche 400, capre 4000, pecore 3500, porci 700.

De’ formaggi è più lodato il vaccino.

Questi prodotti con la lana e le pelli sono il principal ramo onde lucrano.

Aggiunge una parte al lucro la tessitura, e segnatamente quella delle bisaccie fatte con pel di capre.

L’apicoltura non par negletta, se possono i talanesi avere il frutto di circa 3000 arnie; ma se si bada alla estensione del territorio parrà poca cosa.

Levano i favi due volte all’anno, o fanno due raccolte, una in giugno, e l’altra alla fine di novembre.

Religione. Questo popolo è sotto la giurisdizione del vescovo della Ogliastra.

La chiesa parrocchiale non è altro che una meschina e brutta casipola che si usa per gli offici religiosi.

I titolari sono s. Michele e s. Marta.

Fuori dell’abitato a tre ore di via trovasi una chiesa rurale dedicata a s. Efiso.

Notasi negli atti di questo santo martire esser lui stato nella regione orientale dell’Isola, che poi fu detta Ogliastra; e il notato monumento del suo nome e del suo culto pare venga in conferma di quella tradizione.

Perchè non si ha un camposanto secondo la prescrizione fatta in altri tempi, però devonsi seppellire i cadaveri nel piazzale della parrocchia.

La festa principale è quella di s. Marta, alla quale concorrono poche persone forestiere de’ paesi più vicini, Ursulè, Baunei, Triei.

L’ospite è trattato come si può, ma nel partire non se gli porgono i doni, che si costumano in altre parti.

Tutto il sollazzo che si può avere in questa festa si riduce alla danza al canto.

Il sacerdote che governa le anime ha il titolo di vicario, ed è solo nel suo ufficio.

Antichità. I nuraghi esistenti nel territorio di Talana sono quelli di Margine, Torzari, Trollai, Aru in Taccu, Nuragi rubiu, Orgezzi, Gortana, su Nuxeddu e Loricò.

I più notevoli sono quelli di Margine, Aru in Taccu e quello di Torzari.

Se qualche speculatore andasse in Talana e spendesse qualche capitale, potrebbe ottenere lucro immenso, ed allo stesso tempo ajuterebbe quella meschina popolazione, la quale dovrebbesi eccitare al lavoro, alla industria.

Uno stabilimento agrario di grande importanza si potrebbe fare nella regione detta Sa mola, la quale abbiamo lodata e a buon diritto di grandissima fertilità.

Un altro espediente per giovare quella popolazione sarebbe di mandarvi un prete intelligente che sapesse consigliare e animare questi paesani.

Nel territorio di Talana, se non nel luogo stesso del paese si potrebbe stabilire una colonia agraria e industriale, la quale certamente trarrebbe gran profitto dalla bontà delle terre e dalla ricchezza delle miniere.

Speriamo che quando il governo sarà alleggerito dalle molte cure che ora lo tengono sollecito, volgerà le sue cure per popolare queste terre deserte e farle fruttificare.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Talana
Sagra del Prosciutto
Talana, insieme a Villagrande, Desulo e Fonni, è una delle capitali del prosciutto artigianale, che in questa parte dell’isola trova le carni e il clima ideale per un prodotto eccellente. A questa specialità la prima domenica di agosto Talana dedica da alcuni anni una sagra che attira ogni anno migliaia di visitatori. Spettacoli folcloristici, canti e balli fanno da cornice a una grande festa in cui è protagonista il prosciutto, servito con il pane pistoccu e con l’ottimo Cannonau.
Negli ultimi giorni di luglio festeggiamenti in onore di Santa Marta, patrona di Talana. Ad agosto, invece, la prima domenica del mese ha luogo la Sagra del Prosciutto. La seconda domenica del mese si corre invece la tradizionale Corsa degli Struzzi. A settembre, appuntamento la prima domenica del mese per le feste in onore di Santa Marta.